ALBA: La Larga Banda come Progetto-Paese
- Premessa
- Sintesi della proposta
- Tabella di sintesi delle misure attivabili
- La proposta di incentivazione:
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I La diffusione della larga banda
- Il panorama attuale
- La situazione italiana
- L'ostacolo tariffario
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II La proposta di incentivazione
- Le ragioni della proposta
- Natura dell'incentivo
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III Una stima degli effetti complessivi sul bilancio dello Stato
- Andamento del mercato in assenza di incentivo
- Gli effetti della manovra di incentivazione proposta
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I La diffusione della larga banda
- Simulazioni
- Appendice
Premessa
Anche la telefonia mobile, protagonista della crescita ICT (Information & Communications Technologies) degli ultimi anni, si avvicina alla saturazione (80% di penetrazione sulla popolazione italiana). Tutti gli osservatori sono concordi nel prevedere una crescita del settore più contenuta per i prossimi anni (non più fra l'11 e il 14%, ma intorno all'8%). È da ricordare che il settore ICT ha contribuito, nei paesi avanzati, per un terzo alla crescita dell'occupazione, nonostante il suo peso sul PIL sia dell'ordine del 5%.
L'unico mercato in cui ci si può aspettare una forte crescita della penetrazione è quello di Internet, dove in Italia siamo, a seconda delle definizioni, fra il 20 e il 30%, mentre gli USA stessi sembrano plafonati intorno al 50%. Questo forse non avverrà con le tecnologie attuali, che sono troppo ostiche a gran parte della popolazione. Probabilmente avverrà con i due grandi protagonisti della seconda metà del decennio in corso, la TV digitale terrestre e l'UMTS, quando i consumatori non si accorgeranno neppure di esser dovuti entrare nella rete (Internet) per utilizzare servizi come la TV interattiva, l'informazione video, i giochi, la posta elettronica.
Ma per i 5/6 anni che ci stanno davanti queste tecnologie non appariranno in forme consistenti. Nel breve termine, l'unica opportunità di far crescere in modo rilevante il settore ICT è quello di mettere a disposizione, dei clienti attuali, servizi di maggior valore, da Internet veloce alla grande velocità di trasferimento dati, che vuol dire un grande sviluppo dell'outsourcing dei servizi informativi delle imprese attraverso l'avvento di nuove figure professionali come gli ASP (Application Service Provider): il tutto in rete, attraverso reti a larga banda.
In molti paesi avanzati sono nate iniziative di incentivazione pubblica della larga banda. Si cita in primo luogo il Canada, che ha costituito una Task Force che affiancherà il Governo nella realizzazione dell'obiettivo di fornire Internet a larga banda a tutti i cittadini entro il 2004. Ma questo vale anche per Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna.
Due paesi come Svezia e Norvegia hanno lanciato piani nazionali. Negli USA sono forti le pressioni sul Presidente perché intervenga con iniziative pubbliche, ma dal 30 gennaio 2001 è già in vigore un Broadband Internet Access Act che assicura un credito d'imposta del 10% agli abbonati delle aree rurali o mal servite sulle spese per i servizi di larga banda (di generazione attuale, tipicamente Adsl) e del 20% sugli investimenti per la larga banda di nuova generazione (tipicamente fibra fino all'utente). La Francia ultimamente ha destinato 10 miliardi di franchi (3.000 miliardi di lire) in finanziamenti trentennali agevolati per lo sviluppo della larga banda (si veda l'ottimo rapporto del Forum per la Società dell'Informazione presso la Presidenza del Consiglio, su www.palazzochigi.it/fsi).
Una recente ricerca di Yankee Group (v. Il Sole 24 Ore - New Economy del 12 settembre) presentata da Ebone attribuisce all'Italia la non invidiabile posizione di fanalino di coda in Europa per la banda larga, in un'Europa che già non brilla rispetto agli Stati Uniti. L'Italia avrebbe non solo una limitata disponibilità, ma anche prezzi elevati.
Dati elaborati da Logica Consulting su fonti Idc e Dècina ci dicono del resto che la penetrazione della larga banda (Intesa n senso lato, dall'Adsl, alla fibra/coassiale, alla fibra fino all'utente, al Wll, al satellite, all'Umts nelle versioni a larga banda -quest'ultimo non compreso nei calcoli del progetto, in assenza di stime attendibili sulla domanda), ormai al 100% nelle grandi imprese, non supera invece il 7% nelle Pmi e il 2% sia nei Soho (small office home office) che nelle famiglie (dati 2001). E si parla di imprese e famiglie "penetrabili", cioè già dotate di PC e connessione a Internet. Se considerassimo l'intero universo, il dato per le famiglie scenderebbe di 5 volte, essendo i "navigatori Internet familiari" solo il 20%. La banda venduta nel 2001 non supererebbe i 23 Gbit/s.
In altre parole la banda larga si diffonde con grande lentezza, seguendo un processo tipico dei cosiddetti prodotti e servizi "path dependent": l'utenza non vede l'utilità del servizio, che manca di applicazioni attraenti o "killer", i fornitori di applicazioni e di servizi non si avventurano in investimenti senza vedere nascere e crescere la domanda. Un tipico circolo vizioso dal quale non si esce senza una rottura che faccia percepire a utenti e fornitori che la tecnologia è decollata, come dovremmo avere imparato da numerose esperienze precedenti che hanno contrassegnato l'avvento di altre tecnologie: dai sistemi operativi per Pc, ai primi esempi di telematica (Videotel, Minitel), alla Tv digitale. Oppure che faccia percepire agli utenti che il beneficio è significativo, ciò che si potrebbe ottenere con incentivi fiscali. Spesso infatti, a livello di Pmi, di microimprese o di famiglie, la pur modesta spesa per un accesso Adsl scoraggia chi debba affrontare interventi sulla propria rete o sui propri computer che non si percepiscono compensati da benefici. Si tratta quindi, in questi casi, di lacune informative che possono essere superate solo con opportuni segnali. Il risultato complessivo è anche socialmente sgradevole, perché accentua il "digital divide".
L'ANFoV, l'Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione, che raggruppa gli operatori di rete, di applicazioni e di servizi on-line, i produttori di contenuti e di apparati, propone il lancio di un progetto nazionale italiano per la larga banda (ALBA), articolato in varie misure, ma soprattutto orientato alla creazione di un meccanismo automatico di detrazione d'imposta simile alle analoghe agevolazioni concesse alla ristrutturazione edilizia, al settore automobilistico (con la rottamazione auto) e, più recentemente, al commercio elettronico.
In Italia le misure possibili, per quanto riguarda ricerca e innovazione, nonché le procedure migliorative applicabili alla pubblica amministrazione, sono note dal rapporto del 1999 di Minindustria intitolato "Linee di politica industriale nel settore dell'informatica e delle telecomunicazioni" (sintetizzate nella tabella a fianco).
Manca una proposta incisiva, che l'Anfov presenta oggi col suo progetto Alba di agevolazione fiscale: sull'esempio di quanto fatto nei casi citati, si propone una detrazione fiscale Irpeg e Irpef in proporzione a una certa quota della spesa in "nuovi" contratti di fornitura di accessi in larga banda, o nell'adeguamento di contratti in essere, una spesa che Ë a sua volta proporzionata alla larghezza di banda acquisita. A fronte di una riduzione di gettito ben valutabile, per il triennio, conseguente la detrazione d'imposta, l'erario potrebbe recuperare, per un periodo di tempo ben superiore, il maggior gettito derivante dall'incremento di produttività e/o dalla riduzione di costi, che si traducono a loro volta in incrementi dei profitti. Naturalmente i provider dovrebbero andare incontro alla domanda, come già fatto per la rottamazione auto. Ma il segnale all'utente indeciso potrebbe essere significativo. La prima tabella sintetizza le misure attivabili per fare della Banda Larga un progetto-paese, mentre i capitoli successivi illustrano l'articolazione dell'incentivo fiscale che costituisce il cuore del progetto ALBA.